News – Octobre 2010

Vecchiaia e handicap – trovarvi un senso

La vecchiaia e l’handicap rappresentano una doppia sfida. La socioterapia antroposofica mostra delle vie per trovarvi un senso ed un beneficio.

L’elemento individuale si rivela con l’età ancora una volta in modo chiaro, sensato e pieno di valore.

„Oggigiorno a 68 anni, posso vivere una piacevole vita da pensionato; aiuto ancora volentieri in ufficio, al negozio o per smistare la corrispondenza » scrive un uomo handicappato alla fine del suo libro di ricordi. Grazie ad una buona presa in carico, le persone handicappate vivono sempre più a lungo: dal 1990, il numero di cinquantenni nelle istituzioni ha più che raddoppiato, è stato persino moltiplicato per dieci in più di 60 anni.

Questo stato di fatto porta a nuove domande e nuove sfide a diversi livelli. Domande che devono chiedersi tutte le istituzioni del campo della socioterapia, ma anche i collaboratori, i parenti e gli organismi paganti. Il fatto è che l’handicap e l’età avanzata sono nozioni considerate socialmente come negative e portano in esse il pericolo di una doppia esclusione. Anche se oggigiorno si sta installando una nuova cultura della vecchiaia – in entrambi i sensi : positivo e negativo – la problematica dell’invecchiamento delle persone handicappate si pone ancora una volta in maniera completamente diversa. Le persone senza handicap possono prepararsi a questa nuova fase della loro vita in modo preciso, approffittare di misure preventive e pianificare coscientemente la loro uscita dal mondo del lavoro. Simultaneamente, sono pure atte a capire i limiti che spesso vanno di pari passo con il processo di invecchiamento e quindi di accettarli. Per le persone handicappate invece, è spesso troppo pesante o semplicemente impossibile, diventano quindi dipendenti dall’aiuto, dalla protezione, dall’accompagnamento. Già da diversi anni, la socioterapia antroposofica si occupa della questione dell’invecchiamento delle persone handicappate. Si basa su una comprensione dell’essere umano per la quale l’età, ma anche il periodo verso la morte e la morte stessa non solo solamente assimilati a dei valori negativi, ma aventi un senso e un valore.

I passaggi sono preparati in modo individuale

Visto che pure le persone handicappate invecchiano in modo individuale, bisogna preparare un accompagnamento per ciascuna, orientato verso i suoi bisogni : ciò può andare da proposte culturali e spirituali fino a misure concrete nell’organizzazione fisica.

I diversi settori di vita di una persona handicappata – il domicilio, il lavoro, il tempo libero, la cultura, i contatti sociali e l’autodeterminazione – devono essere pensati, trasformati e adattati insieme a lei. Molte persone interessate esprimono il desiderio di restare nel loro ambiente familiare e di poter anche prender parte alla vita sociale e culturale. Trattare questi problemi individuali in modo appropriato, rappresenta una grande sfida. Il transito dalla vita attiva alla pensione deve essere pianificato con grande delicatezza ; alcune persone handicappate ancora distanti dall’età della pensione non sono più capaci di assumere un tempo pieno in un laboratorio  ed hanno bisogno di più tempo per effettuare il transito. Il tempo di lavoro deve allora essere ridotto progressivamente, perchè queste persone non sopportano il cambiamento brusco da un’attività a tempo pieno alla pensione, applicato nella « sociétà normale ». Ciò corrisponderebbe per essi ad una svalorizzazione.

Un lavoro biografico difficile ma speciale

I collaboratori che si occupano di persone anziane devono rispondere a delle sollecitazioni specifiche e particolari, da una parte in rapporto alla capacità di dialogare e di prendere posizione, d’altra parte in rapporto ai temi e alle domande della vecchiaia. Come presso tutte le persone che invecchiano, il lavoro biografico riveste un’importanza particolare, perchè con l’età, dei ricordi d’infanzia tornano alla superficie e influenzano il comportamento in alcune situazioni. E’ il ruolo dell’accompagnatore di portare avvenimenti biografici alla coscienza attraverso una retrospettiva, perchè per molte persone handicappate che hanno passato la loro vita in un’istituzione di socioterapia o di pedagogia curativa, esistono pochi testimoniaggi biografici.

Inoltre, molti hanno vissuto durante la loro biografia degli svantaggi sociali come un’esclusione, un rifiuto, dei giudizi negativi e la perdita o la mancanza di persone familiari di riferenza ; tutti questi avvenimenti diventano di nuovo attuali con l’età e possono ostruire il processo di invecchiamento. Malgrado ciò, beneficiando di un accompagnamento competente, si nota sovente che le persone anziane con un  handicap fanno ancora dei progressi ; ciò che dimostra che invecchiare non è solamente un fardello. Al contrario, spesso si riesce a scoprire la profonda ragione di essere di una persona.

Andreas Fischer 

www.hfhs.ch

 

 

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Ricerca per la qualità della presa in carico

Attualmente, diversi progetti di ricerche internazionali sono in atto. I temi studiati sono la ricerca secondo basi antroposofiche, la storia della pedagogia curativa antroposofica, il significato del colloquio riguardante il bambino e come progredire con delle persone handicappate che invecchiano.

Un progetto di ricerche svizzero potrebbe essere concluso nell’ambito di una tesi all’università di Siegen (DE)*. Al centro si trova il concetto di sviluppo della qualità « Percorso verso la qualità » accettato dalle autorità, che è stato elaborato in cooperazione con gli istituti antroposofici. Nel campo specializzato della pedagogia curativa esistono molte reticenze in rapporto ai concetti di qualità. Si teme che la specificità del lavoro non possa essere percepita.

Tramite una larga consultazione di collaboratori di 26 istituti, delle interviste con innumerevoli persone handicappate, la participazione delle famiglie e delle persone incaricate degli studi, questo progetto dimostra che «Percorso verso la qualità» può applicarsi in maniera fruttuosa e prende in considerazione la specificità dell’accompagnamento, delle cure e della presa in carico delle persone colpite da un handicap.

Il concetto sostiene in diversi modi gli sforzi legati alla pratica, tanto che la sua introduzione non soddisfa soltanto la richiesta delle autorità, ma aumenta effettivamente e durevolmente la qualità della presa in carico e dell’accompagnamento per le persone handicappate.

Matthias Spalinger, Responsabile al VaHS (Associazione per la pedagogia curativa antroposofica e la socioterapia -  Verband für anthroposophische Heilpädagogik und Sozialtherapie)

*) Andreas Fischer: Zur Qualität der Beziehungsdienstleistung in Institutionen für Menschen mit Behinderungen